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Vaccaro Valeria

Il paradosso della materia: marmo, legno e combustione

Formazione

Valeria Vaccaro è nata a Torino nel 1988 e ha studiato scultura all’Accademia Albertina di Belle Arti della sua città, dopo la formazione al liceo artistico. La sua ricerca si è affermata attraverso una pratica scultorea riconoscibile, fondata sul rapporto tra materiali e apparenze. Le opere sembrano spesso realizzate in legno bruciato, consumato o carbonizzato, ma sono scolpite nel marmo, materiale associato alla durata, alla classicità e alla permanenza. Questa contraddizione costituisce il nucleo poetico del suo lavoro.

Un realismo che inganna

Vaccaro parte frequentemente da oggetti comuni: cassette, pallet, assi, scatole e altri elementi legati alla produzione e al trasporto delle merci. Sono forme funzionali, normalmente destinate a essere ignorate o eliminate una volta esaurito il loro uso. L’artista le ricostruisce in marmo con una precisione che restituisce venature, spaccature, bruciature e segni d’usura. Lo spettatore riconosce inizialmente un materiale povero e familiare; avvicinandosi, scopre invece la solidità e la freddezza della pietra. La scultura agisce così come un dispositivo percettivo che mette in crisi la prima impressione.

Il fuoco come trasformazione

La combustione è un tema ricorrente e va intesa non soltanto come effetto visivo. Il fuoco distrugge, consuma e modifica la materia, ma lascia anche una traccia che può essere osservata come testimonianza di un processo. Vaccaro congela nel marmo un istante di trasformazione: il legno sembra ancora ardere o aver appena terminato di bruciare, mentre la pietra rende permanente un evento normalmente transitorio. Il lavoro mette in relazione durata e impermanenza, rovina e rigenerazione, perdita e nuova attribuzione di valore.

Tecnica e contrasti

La qualità illusionistica delle superfici richiede un lavoro minuzioso di scultura e finitura. Il marmo non viene nascosto dietro una forma astratta, ma utilizzato per imitare un materiale che gli è quasi opposto per temperatura, peso e associazioni culturali. La materia nobile si presenta come residuo industriale; l’oggetto umile acquisisce la dignità di un’opera; ciò che appare fragile diventa resistente. Questo sistema di opposizioni rende la scultura leggibile su più livelli: come virtuosismo tecnico, come gioco percettivo e come riflessione sul valore che la società attribuisce alle cose.

Percorso espositivo e riconoscimenti

Vaccaro espone regolarmente dal 2005 in mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Tra le tappe del suo percorso figurano la partecipazione alla biennale itinerante europea JCE – Jeune Création Européenne tra il 2013 e il 2015, una mostra al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivara nel 2015 e la selezione di sculture per BAG Bocconi Art Gallery nel 2021. Nel 2017 ha ricevuto una menzione speciale della città di Torino nell’ambito dell’Art Prize CBM ed è stata tra i vincitori di ArTeam Cup; nel 2022 ha ottenuto il secondo premio della Fondazione VAF.

Lettura critica

Il lavoro di Vaccaro si colloca fra la tradizione della scultura realistica e una sensibilità concettuale contemporanea. L’abilità tecnica non è fine a se stessa: serve a produrre uno scarto fra ciò che vediamo e ciò che sappiamo. La scultura rende visibile il potere delle convenzioni materiali — marmo come eternità, legno bruciato come scarto — e mostra quanto tali significati siano culturalmente costruiti. L’oggetto ordinario, trasferito in un materiale inatteso, si sottrae alla funzione e diventa occasione di contemplazione. In questa trasformazione si incontrano il paradosso, la memoria del consumo e una riflessione sulla possibilità dell’arte di restituire valore a ciò che viene scartato.