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Uncini Giuseppe

Cemento, ferro e la costruzione dello spazio

Formazione e trasferimento a Roma

Giuseppe Uncini nacque a Fabriano nel 1929 e morì a Trevi nel 2008. Dopo i primi anni di attività nella città natale, nel 1953 si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con artisti e ambienti decisivi per la cultura italiana del dopoguerra. L’esperienza romana lo mise in relazione con ricerche informali, sperimentazioni materiche e nuove idee sul rapporto fra opera, processo e spazio. Nel 1955 partecipò alla VII Quadriennale di Roma; nel 1957 espose in Germania nella mostra “Abstrakte Italienische Kunst”, segnalando presto un’apertura internazionale.

Dalle Terre ai Cementarmati

Nella seconda metà degli anni Cinquanta Uncini avviò il ciclo delle “Terre”, realizzando superfici con tufi, sabbia, cenere e pigmenti. La svolta arrivò tra il 1957 e il 1958 con i primi “Cementarmati”, opere in cemento, ferro e rete metallica. Il materiale non veniva impiegato per nascondere il processo costruttivo, ma per mostrarlo. La struttura portante, le armature e le tracce della cassaforma diventavano elementi visibili dell’opera, facendo coincidere costruzione e forma.

Il materiale come pensiero

Uncini attribuiva grande importanza alla concretezza dei materiali. Cemento e ferro sono associati all’edilizia, all’ingegneria e alla trasformazione del territorio; nelle sue opere vengono sottratti alla funzione pratica e convertiti in strumenti di conoscenza. La materia conserva la propria identità, ma diventa anche misura, ritmo, superficie e volume. La scultura non è più necessariamente un corpo modellato o una figura rappresentata: può essere la manifestazione di un processo costruttivo, con le sue forze, i suoi vincoli e le sue tracce.

Struttura e spazio

Dai Cementarmati alle serie successive, fra cui i “Ferrocementi” e le “Strutture-espazio”, Uncini ha sviluppato una ricerca coerente sul modo in cui la forma definisce lo spazio e, al tempo stesso, ne rende visibili le relazioni. L’ombra proiettata, la distanza dal muro e il rapporto con il pavimento sono parti essenziali dell’opera. La scultura non si esaurisce nel volume materiale: si estende nell’ambiente attraverso linee, intervalli e zone vuote. Lo spazio diventa qualcosa che può essere misurato e percepito grazie alla struttura.

Gruppo Uno e contesto storico

Nel 1962 Uncini partecipò alla fondazione del Gruppo Uno insieme ad altri artisti interessati a una riflessione sul ruolo dell’arte nella società contemporanea. Il gruppo si confrontava con la necessità di superare tanto l’espressionismo individuale quanto l’idea dell’opera come oggetto puramente decorativo, valorizzando progetto, metodo e ricerca collettiva. La posizione di Uncini rimase però fortemente personale: il rigore del procedimento non eliminava la qualità sensibile dei materiali, ma la rendeva parte integrante del significato.

Eredità e importanza

Uncini è riconosciuto come una figura fondamentale nella ridefinizione della scultura italiana del secondo Novecento. La sua opera anticipa questioni centrali per l’arte contemporanea: la visibilità del processo, il rapporto tra oggetto e ambiente, il valore espressivo dei materiali industriali e la possibilità di fare del progetto una componente poetica. Le sue sculture non cercano l’illusione né la monumentalità tradizionale; rendono invece leggibile il modo in cui una forma viene costruita e occupa lo spazio. Proprio questa chiarezza strutturale, unita alla forza fisica del cemento e del ferro, mantiene intatta la loro intensità.